Lunedì, 04 Maggio 2020 10:08

Il fenomeno del Coronavirus: un tempo propizio per favorire le relazioni umane

La storia del mondo presente è segnata dal fenomeno attuale del Covid-19. Una pandemia che possiamo chiamare “un nemico invisibile” che ha mietuto molte vittime e provocato grandi sofferenze a livello mondiale. Ciò ha portato le autorità e gli scienziati a sensibilizzare i popoli di tutti i continenti a rispettare l’ordine di “rimanere a casa”. Questo fenomeno mette in evidenza le conseguenze dell’isolamento sociale richiesto dalla quarantena imposta nei vari paesi. Questa imposizione è una realtà abbastanza esigente per l’essenza della natura umana che è “rapporto sociale per eccellenza”. Siamo in un’era in cui le relazioni sociali in molti ambiti (lavoro, educazione, liturgia, famiglia) erano dirette, ora invece sono vissute sotto una nuova forma, fino ai momenti della celebrazione dell’Eucaristia, determinata principalmente dai mezzi di comunicazione virtuale. A partire da questa prospettiva, ci poniamo interrogativi come: Quali richieste genera il Covid-19 per rafforzare le relazioni umane nel mondo? Questo fenomeno può portare ad una crisi della fede? Come ci provoca l’Eucaristia a puntare sulla promozione umana alla luce di questa pandemia?

Questo tempo di crisi interpella l’essere umano a partire dalla ricerca del senso del dono dell’esistenza a partire da una logica di alterità. “Stay home Saves Lives” - rimanere a casa per salvare vite umane. Si tratta di una dinamica di creatività, di nuove prospettive, di nuove visioni, che si appoggia sull’arte della convivenza e della fraternità, al fine di superare i momenti di angoscia, di tensione e di fragilità umana.

Il tempo di Covid-19 traccia un cammino nel deserto per la storia attuale del XXI secolo, che è caratterizzato, tra l’altro, dall’angoscia, dalla mancanza di sicurezza, dal panico. Queste situazioni traumatiche potrebbero, senza dubbio, portare a domande sull’esistenza di Dio e sui suoi poteri. Come la domanda che mi ha posto un amico: perché Dio onnipotente ha permesso che il coronavirus superasse le capacità degli scienziati e del personale sanitario fino ad arrivare a provocare la morte di tante persone nel mondo?

La risposta è che il Covid-19 non è la prima pandemia nella storia dell’umanità. Ad esempio, la pandemia influenzale del 1968 ha causato la morte di oltre un milione di persone in tutto il mondo. Nel suo rapporto con l’essere umano, Dio gli concede comunque la grazia di agire in favore della vita. Così l’intelligenza porta a interrogarsi sui legami, o piuttosto sulla relazione non solo tra gli esseri umani, ma anche tra loro e il loro ambiente. Da qui si vede l’importanza dell’appello di Papa Francesco nella sua Lettera enciclica “Laudato Sì” rispetto alla necessità di prestare una particolare attenzione alla casa comune approfondendo sempre più il senso dell’ecologia integrale a partire dalla prospettiva relazionale dell’uomo. Questo momento potrebbe essere l’occasione per generare persone nuove, un nuovo mondo e nuove relazioni con la natura.

Il Covid-19, anche se può portare a interrogativi di varia natura sulla realtà della fede, non può portare alla crisi della fede né a una crisi della Chiesa. Al contrario, è un tempo teofanico per il fatto che, in un momento di trauma, di dolore e di sofferenza, c’è una chiamata di Dio a partire dalla concezione teologica di Israele (Es 3,7-8). In questo senso, l’itinerario di Gesù mostra che la preghiera è la garanzia della fede (cfr. Mt 4,1ss), il religioso SSS direbbe che fa parte della sua missione come congregazione (cfr. RV 29). Di fatto, questo tempo di pandemia richiede di rafforzare la dimensione spirituale attraverso una dinamica di preghiera, che è un modo di rimanere in comunione con le vittime. Mi viene in mente una supplica del Salmo 17: “Io ti invoco, poiché tu mi rispondi, o Dio! Tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole!” (Sal 17,6).

L’isolamento sociale che viviamo in questo momento non è provocato da un’esclusione dovuta allo status, alla classe sociale tra ricchi e poveri, ma deriva dall’esigenza di una crisi che ci spinge a riflettere sul senso dell’alterità e della comunione con gli altri nel tentativo di salvare delle vite. Possiamo dire che è un momento di prova della fede nel mistero di Cristo che con le sue sofferenze ha assunto la storia di tutta l’umanità? Sì, la sua vittoria si è concretizzata nel momento finale sorretto sempre dalla fiducia nel Dio della vita.

Una posizione dell’antropologia teologica si riferisce al senso della relazione dell’uomo (rapporto con Dio, con la natura e con gli altri). Essa evidenzia il senso dell’alterità come una dimensione umana fondamentale. “Rimanere a casa” esprime la mancanza concreta dei momenti festivi della vita, in particolare il sacramento “fonte e culmine” della Chiesa, l’Eucaristia. Così i mezzi di comunicazione virtuali riflettono l’importanza della tecnologia anche nella dinamica di celebrazione dei misteri della fede cristiana.

A partire dalla sensibilizzazione nei confronti di tutti coloro che lavorano per una vera promozione umana (RV 37), l’Eucaristia ci interpella come religiosi SSS a discernere e riflettere, nei momenti opportuni, sull’arte della convivenza fraterna, per rafforzare le relazioni umane fondamentali attraverso la compassione, l’uguaglianza e l’amore, come gli operatori della salute che assumono rischi e si impegnano totalmente per arrivare a salvare la vita delle persone contaminate.

In ultima analisi, il fenomeno del Covid-19 ci interroga tutti e ci fa vedere che siamo tutti nella stessa barca (poveri, ricchi, classe media). In questa logica, i leader mondiali respirano una nuova aria al di là delle grandi preoccupazioni di far prosperare l’economia come vertice della vita. Scopriamo un nuovo significato che emerge da questa pandemia. È “l’economia umana” che deve prosperare, intesa come una logica di armonia, una ricerca del bene comune e delle relazioni autentiche che favoriscono la vita in tutto il mondo.

Il mondo intero è in guerra contro questo nemico invisibile ma non invincibile. Così, mentre il personale sanitario e gli scienziati lottano per salvare vite, la Chiesa deve inginocchiarsi per sostenerli, e implorare la grazia di Dio perché tutti insieme arriviamo alla vittoria.

Bogota, 6 aprile 2020

Fratello Elibien Joseph, sss
Studente del 4e anno di teologia

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