Lunedì, 12 Giugno 2017 12:16

Il Venerabile Giovanni Nadiani, Fratello Sacramentino

Nato il 20 febbraio 1885 a S. Maria Nuova , in quel di Cesena, Provincia di Forlì, fu battezzato con i nomi di Giovanni Antonio Gaspare.

Suo padre Ercole era gestore di una bottega di alimentari e osteria, commerciava cavalli, e sapeva provvedere a tutti i bisogni della gente di quel piccolo paese nel Comune di Bertinoro. Un uomo un po’ burbero, austero, repubblicano anticlericale, come tutti gli uomini semplici di quella terra. Ma anche buono e cordiale con tutti e preoccupato della buona educazione dei suoi figli. Si era sposato tre volte: Con Annunziata Piazzi nel 1880, la madre di Giovanni, Maria e Erminio. Lei morì alla nascita del quarto figlio Adolfo deceduto subito con lei. Sposò dopo tre anni nel 1892 la sorella Lucia Piazzi, da cui nacque Annunziata che morì a cinque anni. E ne seguì la morte di Lucia. Infine sposò la domestica Giovanna Ruffilli nel 1897. Furono per Giovanni tre mamme sante. Lo educarono alla fede, alla preghiera e ai Sacramenti, anche se il padre non frequentava.

Da ragazzo era attento obbediente devoto. Si faceva altarini sul pianerottolo di casa per far pregare i compagni. Faceva il chierichetto, quando il padre glielo permetteva.

Nel 1899 entrò nel Seminario di Cesena per divenire Sacerdote. Il padre glielo permise perché quel Seminario aveva la fama di dare una buona educazione ai giovani, infatti dopo quattro anni non gli pagò più la retta e dovette uscire. Numerose sono le testimonianze e molto belle su di lui in quel Seminario, per l'esempio che dava, per lo studio e come solista del Coro.

Nel 1903, tornato in famiglia si mise al servizio del padre, faceva doposcuola ai ragazzi e partecipava al Circolo democratico cristiano di Provezza (Cesena), ma poi andò subito emigrato a lavorare in Svizzera per imparare le lingue e andare Missionario. Ebbe una sosta quando tornò a Forlì per il Servizio militare di sei mesi, da cui fu poi congedato. Riprese il suo lavoro in Svizzera.

Nel 1907 si trovava a Roma al servizio in un bar dei parenti di mamma Giannina. Fu in quel periodo che entrò nella Chiesa di S. Caudio. Fu affascinato da quell'Eucaristia esposta, lì rilesse la sua vita, la sua Vocazione. Pregò a lungo e decise di entrare nell'Istituto che custodiva quella chiesa, i Padri Sacramentini. Vi entrò il 2 luglio 1907 a Torino. Gli avevano chiesto di rimanere Fratello e Lui obbedì, anzi si appassionò della sua Vocazione di Fratello.

Fece il noviziato a Castelvecchio di Moncalieri (TO) dal novembre 1907 al novembre 1909.

Passò poi nella casa di Torino fino all'ottobre 1931, quando fu trasferito a Ponteranica, dove rimase fino alla morte il 6 gennaio 1940.

È nella sua vita di Sacramentino che lasciò i segni più belli della sua Santità.

Le sue “Note spirituali” esprimono una vita ascetica e mistica veramente straordinaria. Fin dal noviziato costruì il suo intimo rapporto sponsale con Cristo. Fra Giovanni è stato un vero innamorato di Gesù Eucaristia. Vive la sua vita di Fratello Sacramentino nella contemplazione e nel servizio, i due atteggiamenti della sua Eucaristia quotidiana. L'Adorazione a cui era fedelissimo ogni otto ore secondo i turni della comunità, pronto anche a sostituire altri che lo richiedevano, soprattutto di notte. E scriveva: “L'ora di Adorazione è un esercizio angelico, è la cosa più necessaria per rinfrescare alla sorgente le radici delle virtù, per rianimare il calore del nostro spirito a questa fornace ardente. L'Adorazione è la cosa più dolce. La sola felicità, la sola gioia promessa ai religiosi. L'Adorazione è la mia piccola Messa. Con quale impegno devo celebrarla! Devo ogni volta preparare una vittima da offrire. Devo rinnovare ogni giorno l'Adorazione profonda della Vergine al momento della Incarnazione, i suoi ringraziamenti amorosi, la sua immolazione e la sua preghiera”. Con la passione per l'Eucaristia, Fra Giovanni viveva una vivace ascesi spirituale. A Torino chiede di confessarsi due volte la settimana, e di portare discipline sempre nuove: cilici, catenelle al fianco, come di dormire su un asse. Ricerca l'umiltà: “Non potrò divenire adoratore in spirito e verità se non sarò umile. L'umiltà è la prima pietra, è la base della vita eucaristica.”

Fra Giovanni diceva di avere un grande Segreto che è stato in tutta la sua vita, era il tema prediletto delle sue meditazioni. Questo Segreto è: “fare la Volontà di Dio”. “E' stato il Segreto di Gesù insegnato dalla Madre sua... Quando gli avversari vorrebbero indurci al male, opponiamo loro la Volontà di Dio che proibisce il peccato; quando la tiepidezza e l'inerzia ci distrarrebbero dal bene, ci scuote il pensiero della Divina Volontà che prescrive opere buone; quando l'odio ci trascina alla vendetta, lo imperniamo con la volontà di Dio che impone il perdono; quando l'orgoglio smaniosamente si innalza, gli rammentiamo che la Divina volontà resiste ai superbi. Contro questa Volontà sovrana e santa, contro questo scudo di diamante si spuntano tutte le frecce, si spezzano tutte le spade. Alla Volontà di Dio i Santi dirigono tutti i loro sforzi. P. Eymard ripeteva: “Vedere in ogni cosa la Divina Volontà”. In essa ne risente sollievo non solo l'anima, ma anche il corpo; nella Volontà di Dio c'è la pace del cuore. Verità è che non vi è sicurezza, non vi è fermezza, non vi è tranquillità e pace, non vi è sapienza, non vi è nobiltà per l'uomo fuorché nell'adempimento esatto, fedele, perseverante e amoroso della Volontà di Dio”. E Fra Giovanni propone in forma litanica “I 33 Segreti contenuti nel gran Segreto di Gesù”.

Fra Giovanni in comunità a Torino era portinaio, sagrestano, ma soprattutto aiutante nell'Ufficio di pubblicazioni e spedizioni delle riviste, tenendo la corrispondenza con gli abbonati. Al Seminario di Ponteranica fu soprattutto infermiere. Ciò che lo distingueva era la sua delicatezza e bontà verso ogni malato. Modestissimo, non creava soggezione a nessuno, e tutti si lasciavano curare da lui con sicurezza. Fu qui che Fra Giovanni sentì la bellezza della sua vocazione di Fratello come una “Maternità spirituale”. Lui vedeva i sacerdoti come padri di tante anime da guidare e da ascoltare, mentre nel fratello vedeva il ruolo della madre che cura, che assiste, che ama. Scrisse il fascicolo: “La Maternità spirituale del Fratello religioso”: “Non è stranezza o improprio il titolo di Madre. È Gesù stesso che dà questa sublime missione ad ogni anima veramente amante, che fa la Volontà di Dio... Essere una piccola Maria, madre di Gesù, madre dei Sacerdoti, madre delle anime: tale è la missione del Fratello religioso. E non occorrono alcuni mezzi; ti si domanda una sola cosa, l'amore in cui tutto è racchiuso. Ama con il cuore di Madre, e tale amore viene semplificato santificando il momento presente.” Fra Giovanni era innamorato della Madonna che chiamava “Sorriso in famiglia”. Ne volle imitare la sua delicatezza materna.

Anche in comunità era sempre amabile, spassoso, giulivo, e si presta a sostituire chiunque avessi bisogno. Era anche commissioniere e andava spesso in città a fare le spese o a portare i malati a fare visite mediche.

Eroico fu nell'ultimo anno in cui soffriva moltissimo per l'ulcera cancerogena. Senza diminuire i suoi impegni si offriva ogni giorno come “vittima con Gesù di altare in altare con la Croce nel petto”. All'ospedale di Bergamo (il “giardino di Dio” lo chiamava) venne operato il 30 Dicembre 1939: “possa celebrare la mia Messa cruenta da vero Sacramentino, lasciando liberamente e con gioia che Gesù-Vittima completi in questo suo indegno membro la sua Passione... la cara Mamma celeste mi accompagnerà”. Morì la mattina del 6 gennaio 1940.

Questo è il Ven. Giovanni Nadiani che con la sua vita ci propone la bellezza e il fascino della vocazione di Fratello Sacramentino e della vita religiosa in sé, anche senza lo stimolo del sacerdozio. Una proposta vocazionale da portare avanti nella nostra Congregazione.

Preghiamo la Trinità per la sua glorificazione

O Santissima Trinità, noi Ti ringraziamo per il dono dell’Eucaristia, sorgente e forza di ogni santità, e Ti preghiamo di glorificare il tuo servo Giovanni Nadiani che testimoniò, in umiltà e servizio, la vita d’amore che scaturisce da questo Sacramento. Per sua intercessione concedici le grazie che ti chiediamo.

Tre gloria alla SS. Trinità.

Nelle Lodi o nei Vespri:

Per il tuo Servo Giovanni Nadiani che in umiltà e servizio testimoniò l’amore che scaturisce dall’Eucaristia donagli di essere nella Chiesa segno della tua santità.


Chi ottiene grazie lo comunichi al Postulatore, padre Bernardo Mauri
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Cell. 339 6069 275

 

Ultima modifica il Martedì, 02 Luglio 2019 15:09