Martedì, 01 Agosto 2017 22:13

Il servo di Dio P. Lodovico Longari, Sacramentino

Il Servo di Dio, P. LODOVICO LONGARI nasce nel 1889 a Montodine (Italia), undicesimo figlio di genitori molto credenti. Entra nel Seminario di Crema all’età di dodici anni. Già da diacono è segretario del suo vescovo che lo ordina prete nel 1912. Poco tempo dopo conosce la Congregazione del SS. Sacramento e, attirato dalla spiritualità del Fondatore, P. Eymard, vi entra iniziando il noviziato. Quando scoppia la Prima Guerra Mondiale viene chiamato sotto le armi, come aiuto-infermiere, e vi sarà trattenuto fino all’armistizio nel 1918. Dopo la guerra, mandato nel noviziato di Tolosa in Spagna, nel 1920 pronuncerà i voti religiosi. Ritornato in Italia è incaricato di aprire il seminario della Congregazione, prima Castelvecchio di Torino poi a Vigarolo nel lodigiano, infine, a Ponteranica, diocesi Bergamo. Dal 1923 al 1935, si consacrerà alla formazione dei giovani, prima come direttore del seminario poi come maestro dei novizi. Nel 1934 viene nominato Superiore provinciale e nel 1937 Superiore generale, fino al 1949. Ritornato poi a Ponteranica viene nominato maestro del noviziato e vi morirà il 17 giugno 1963.

Influenza della famiglia

Il vescovo della diocesi di Crema, Mons. Libero Tresoldi, fa notare che “la prima fonte per conoscere il P. Longari è la famiglia”. L’azione dello Spirito Santo comincia a manifestarsi attraverso la fede profonda di una famiglia e di una comunità parrocchiale che, benché piccola e sconosciuta, lo ha segnato profondamente. Undicesimo figlio di genitori che ogni giorno assistono alla messa e recitano il rosario, impara molto presto la devozione eucaristica e l’amore alla Madonna. Oltre i suoi genitori esemplari, troverà una saggia e delicata educatrice nella persona della sorella Teresa, che gli trasmetterà la passione per l’Eucaristia e l’adesione amorosa alla volontà di Dio.

Nella comunità parrocchiale, dice il vescovo, “ancora oggi l’Eucaristia e il culto della Madonna sono l’ispirazione centrale di una ricca vita cristiana”. Ecco i veri valori ai quali dovrebbero ispirarsi tutte le famiglie.

Il primato dell’amore

La prima caratteristica che si scopre nel Servo di Dio è quella di essere testimone ed apostolo di una spiritualità che dilata lo spirito sotto il soffio dell’amore. Amore personale intimo ed esperienziale di Dio. Ne è penetrato, ne è innervato e lo comunica con la parola e la vita. La natura e la grazia lo hanno favorito di doni che gli hanno permesso di contribuire alla costruzione di questa civiltà dell’amore di cui parlerà Paolo VI.

Anche gli appunti di gioventù ne portano il segno: “Il Signore mi ha dato un cuore molto sensibile perché vuole che io sia santo. La santità è AMORE. E quanto mi martirizza Gesù nel suo amore! Non ne posso più e dovrò arrendermi alla sua forza… Davanti al buon Gesù mi riconosco vinto. Quindi Gesù mi vuole santo, ma sempre nella luce del suo amore”. Allora si mette alla scuola di Gesù: “L’ultimo libro dei santi è Gesù Cristo. Essi non hanno imparato la vera saggezza alla scuola dei sapienti, né nella polvere delle biblioteche, ma nella preghiera davanti al Crocifisso, ricoprendo di lacrime e di baci i piedi del Maestro divino”. Poi alcune espressioni originali: “Piuttosto che offenderlo nell’amore, ridursi ad un ostensorio materiale, perché questo ostensorio contenga l’elettricità dell’amore”.

La scelta della vita religiosa per lui è “come un secondo battesimo. Entro nella vera vita di amore di Gesù… nella vocazione dell’amore, della gioia, della felicità, del paradiso… Gesù mi ha guardato, è stato preso di amore per me e mi ha detto: vieni, ti darò pane ed un tetto… io ti amo perché voglio amarti…” Il cuore si dilata: le parole e i sentimenti s’accumulano. Egli parla di Eucaristia, di purezza, di trasparenza. Si lascia affascinare dal Pane e dalla Croce. Sono lampi di misticismo. La conclusione è un invito di Gesù: “Lasciati consumare dal mio amore”. Su queste basi si appoggerà tutta la sua vita spirituale.

Vita personale tutta “pregna” di Eucaristia”

La scoperta dell’apostolo dell’Eucaristia, S. Pier Giuliano Eymard, determinò il suo orientamento, il centro della sua spiritualità, la sorgente della sua vita. “L’Eucaristia è un bisogno del mio cuore. Senza l’Eucaristia la vita sarebbe impossibile”.

Il pensiero e la preghiera eucaristica diventeranno continui nella sua vita e andranno sempre crescendo, semplificando ogni attività spirituale. In questa luce rivede tutti i grandi misteri della salvezza; la creazione, la Trinità, l’Incarnazione, i miracoli di Gesù, la Risurrezione. All’Eucaristia si riferiscono le sue meditazioni sul sacerdozio, la carità o l’umiltà. Da ciò la sua forza per potere affrontare la sofferenza, le prove, le responsabilità. Per lui l’Eucaristia è la presenza reale del Signore, data per essere adorata. Con fede molto viva orienta il culto eucaristico ai quattro fini del sacrificio: l’adorazione, il ringraziamento, la riparazione, la supplica.

Evidentemente, tutta la ricchezza della dottrina eucaristica che ci sarà data dal Vaticano II, non esisteva ancora. Lodovico è uomo della sua epoca. Non si può rimproverarglielo. Tuttavia il suo rapporto intenso con l’Eucaristia, denso di fede e di amore, è costantemente presente nella sua parola ed è nutrito da una vita di preghiera e di adorazione ininterrottamente praticata, sia al fronte durante la guerra, dove poneva un ostensorio nella sua tenda di soldato, sia alle prese con le mille preoccupazioni quotidiane che gli erano imposte dalla carica di Superiore generale.

Il suo atteggiamento non era quello del teologo che sviluppa intellettualmente le ricchezze dottrinali del mistero rivelato, ma piuttosto quello di un uomo spirituale che trasmette il messaggio dal riflesso della sua vita, nello slancio d’amore suscitato da una contemplazione di fede e dalla testimonianza d’una vita modellata sulla realtà divina.

Così, orientata verso l’Eucaristia, la sua vita sarà consumata dalla fiamma di un apostolato che si svolgerà in diversi ambiti: il governo della sua famiglia religiosa, la formazione dei giovani e la santificazione dei preti.

Superiore della Congregazione

Le sue qualità paterne di fermezza amorevole e di chiaroveggenza dei cuori si rivelarono molto preziose per dirigere una comunità. Così diventa rapidamente superiore, prima locale poi provinciale e infine generale di tutto l’Istituto.

Il Servo di Dio si sottomette alla croce della responsabilità con grande sofferenza, nel momento delicato del passaggio da un governo centralizzato alla divisione in provincie, agendo con tatto e larghezza di vedute.

Egli si ispira agli esempi del Fondatore, ne divulga l’insegnamento, ne rinnova lo spirito, cercando di aggiornarlo alla nuova epoca e interpretandolo nel modo che corrispondeva ai suoi doni. Come ha saputo rendere amabile la vocazione eucaristica con l’entusiasmo di appartenere alla famiglia del P. Eymard! “Come è bella la nostra vocazione, bella della bellezza di Gesù, dolce della dolcezza di Gesù, calda dell’amore di Gesù, immacolata del candore dell’Ostia!”.

Egli considera la famiglia sss come un dono che Dio aveva fatto alla Chiesa, in un periodo di grande tiepidezza, per collocare l’Eucaristia in pieno centro, farla uscire dal tabernacolo con l’Esposizione solenne. Questo movimento, secondo lui, aveva promosso i Congressi Eucaristici e, sotto il pontificato di Pio X, la pratica della comunione frequente e quella dei fanciulli, del culto della Esposizione perpetua e della adorazione notturna con i fedeli. Come ha lavorato per suscitare vocazioni, per sviluppare la congregazione aprendo numerose case in più di quattordici paesi, arrivando anche ai paesi di missione! Ma soprattutto con quanta passione ha cercato di farne vivere lo spirito, in un grande fervore nella preghiera e in fedeltà esemplare all’adorazione eucaristica. Per la famiglia Eymard, prima in Italia e poi nel mondo, è stato come un soffio di primavera.

Formatore dei giovani

Egli ricoprì la carica di formatore per lunghi anni: prima dal 1920 al 1931 poi dal 1949 fino alla morte. Il suo metodo, come quello di S. Giovanni Bosco, era di prevenire e di entusiasmare i giovani, presentando loro la bellezza dell’ideale e facendo loro gustare l’amore del Signore, l’attrattiva della virtù e del dono totale, che corrisponde bene alle esigenze del cuore dei giovani.

Le testimonianze sul suo metodo di formazione sono numerose: “Ci conquistava con la sua sensibilità e tenerezza. Aveva un temperamento più incline alla bontà che alla severità. E la sua bontà andava in crescendo in certi momenti, come ad esempio al mattino dopo la messa, o dopo le sue ore di adorazione”. Anche quando esigeva una rinuncia totale, faceva sempre brillare il primato dell’amore.

“Era un direttore di seminario umano, attento, comprensivo; amava molto i tempi di ricreazione, le risate. Soprattutto testimoniava affetto verso i piccoli, i malati e tutti quelli che si trovavano in difficoltà”.

“Incitava le persone a riposarsi, le incoraggiava, s’interessava della loro salute, si preoccupava dell’alimentazione, dell’ambiente; prestava attenzione a quanti collaboravano con lui e con simpatia ai problemi delle loro famiglie”. Preferiva uno stile di governo di dolcezza, e cercava più di convincere che di imporre.

Predilezione per i preti

P. Longari aveva un carisma particolare per i preti, i “moltiplicatori” come li chiamava il nostro Fondatore. Li amava, li aiutava ad aprirsi al Signore, per essere felici nella loro vocazione. Nel corso del suo ministero, ha sempre dato loro il primo posto. E’ incredibile il numero di esercizi spirituali che ha predicato ai preti in tutta l’Italia, tanto negli Istituti che nei seminari, dai benedettini, dai basiliani, dai dehoniani, dai monfortani, dai trappisti, ecc.; e nei seminari, come il Collegio Romano, Propaganda fide, Venegono, Molfetta, Bergamo, ecc. Egli ritornava di continuo sulla necessità della preghiera e dell’amore di Dio. Parlava dell’Eucaristia ex abundantia cordise trovava sempre il mezzo per inserirla in tutti i temi che trattava. “Per quanto io mi ricordo, non ho mai sentito qualcuno predicare come P. Longari, con tanta pietà e dottrina insieme, impregnate, profumate direi, di Eucaristia…”. Egli parlava più con la sua persona che con gli argomenti.

Ecco quello che si diceva: “La sua persona era una di quelle che ti calmano, ti purificano, ti confortano, facendoti rientrare in te stesso, come per un esame di coscienza, come un invito ad imitarlo. Egli emanava dalla sua persona qualche cosa di difficile a spiegare, ma che agiva per irradiazione, per osmosi. Era una presenza, una testimonianza. Le sue parole erano l’espressione del suo essere, da cui traevano la loro forza. Il suo viso era calmo e radioso, il suo sguardo sempre sereno e solare, fisso sulla situazione presente, ma insieme rivolto all’avvenire…”. Ed il testimone conclude con un paragone forte: “Era un prete e un adoratore come qualcuno sarebbe insieme aviatore e poeta!”

Nei suoi ultimi anni, quando non poteva più viaggiare, non cessò di avere contatti, ma si riduceva all’accoglienza paterna in casa: tutti quelli che soffrivano ed avevano bisogno di luce venivano da lui, inviati sovente dal vescovo di Bergamo. Comunque aveva sempre cura che la celebrazione eucaristica fosse vissuta come il momento centrale della giornata. Il suo segreto si riassumeva in questo: “Sentire il bisogno di lasciarsi rubare il cuore da Dio!”.

“Ha messo vita attorno all’Eucaristia”

Così il vescovo di Bergamo, Mons. Giulio Oggioni, ha riassunto l’azione di P. Longari nella sua diocesi. E sembra pure che si potesse estendere questa espressione ad altri periodi difficili durante i quali ha sempre dimostrato la stessa vivacità.

Giovane prete e religioso sss, è mandato al fronte come soldato infermiere, al tempo della prima guerra. Si possono immaginare le difficoltà ed i pericoli che incontrò. Ma egli dirà sempre che fu uno dei tempi più belli della sua vita. Egli trasformerà la sua stretta baracca militare in cappella: al mattino presto, celebrazione della messa, poi esposizione del SS. Sacramento per un’ora di adorazione. Si era confezionato un tabernacolo con un semplice zaino, ma l’aveva decorato con fiori e ceri. Intorno a lui: buchi di granate inesplose, odore di sangue sparso, sibili di proiettili… e per lui, un peso che lo schiacciava: soccorrere i feriti, aiutare nel trasporto all’ospedale, seppellire i morti. Gli capitò di recuperare un maggiore che i suoi compagni volevano gettare nella fossa perché era ferito gravemente e senza speranza di sopravvivere. Gli occorreva coraggio, perché l’ambiente all’epoca era dominato da canzonature verso i preti. E non mancavano da parte dei suoi compagni. Ma egli non cessava di ripetere: “Quanta pace nel mio cuore, quanta certezza! Grazie, Gesù, per l’Eucaristia! Per il tuo amore! Fa in modo che io resti sempre altrettanto fedele all’Eucaristia!”.

Durante la seconda guerra, eccolo superiore generale. Dopo l’8 settembre 1943, quando gli fu impossibile visitare le comunità, ne approfittò per accettare le predicazioni. Era molto richiesto: i suoi modi semplici e persuasivi penetravano i cuori. Alle persone consacrate elevava più alta la barra della generosità. Quanti monasteri e conventi lo reclamarono! Perché liberava i cuori, convinto che “prima di proporre una riforma, occorreva mettere il cuore in pace”.

Era questo lo stile della sua predicazione, anche per i semplici fedeli che incontrava nelle “XL Ore” che animava tanto spesso. Qui, nella sua “vivacità” aveva un tema preferito, l’amore misericordioso di Gesù, perché diceva: “del suo amore, ha fatto un sacramento, l’Eucaristia”. “Noi dobbiamo essere ministri di misericordia”. E riusciva a convincere con questo esempio. “Se vi capita di fare uno strappo in un vestito nuovo, il dispiacere è grande. Ma se avete la fortuna di trovare un sarto eccellente che non solo sappia riprendere lo strappo, ma riesca a coprire la cucitura con un bel fiore, il vestito diventerebbe ancora più bello di prima. Lasciamo che Gesù ricopra di fiori le nostre stupidità”.

Ecco in sintesi due consigli che dava frequentemente. Per quanti hanno gran bisogno di perdono: “Riconoscere la propria miseria, ma poi avere fiducia totale nella misericordia”. Per tutti i fedeli: “La nostra vita è una pagina bianca sulla quale il Signore scrive costantemente una sola parola: AMORE!”. E’ così che apriva i cuori.

Uomo di chiesa

“Un santo non vive per se stesso: egli è un meraviglioso dono di Dio per la Chiesa e per i suoi fratelli”. Sono parole di S. Pier Giuliano Eymard.

Chi era dunque P. Longari? Lo si potrebbe descrivere soprattutto come un uomo di Chiesa per i bisogni del nostro tempo. Un uomo che ha accettato, nel più profondo di se stesso, tutto l’insegnamento della Chiesa e che lo ha trasmesso con assoluta fedeltà.

Molto devoto verso Pio XII, quando si presentavano dei gravi problemi, sovente gli domandava una udienza personale. Un giorno confiderà a sua sorella questo segreto: “Da tempo ne avevo il desiderio, ed ho fatto pervenire al Sovrano Pontefice una lettera nella quale, umilmente, gli domandavo di accettare la mia povera vita per il bene della Chiesa cattolica e per il conforto del suo cuore di Vicario di Cristo. Non saprei dirti la grande gioia del mio spirito, dopo di allora”.

L’epoca nella quale è vissuto è stata un’epoca complessa e gloriosa per la Chiesa. Un’epoca di grandi contrasti: da una parte uno stupendo progresso scientifico e tecnico, e d’altra parte un marcato oscuramento delle coscienze, con la perdita del senso della trasparenza di Dio. Allora un Concilio appariva come una grazia di Dio. La sorpresa! Il P. Longari non ne vedrà che i primi bagliori e non potrà costatarne i frutti. Si spense alla fine della prima sessione, nel giugno 1963, solo quindici giorni dopo il Papa Giovanni XXIII. Quale può essere la sua attualità? Aver preparato i cuori, costruendo su basi sicure le disposizioni che permettono un’accoglienza docile e fedele, insegnando a vivere di fede, di obbedienza, di amore alla Chiesa, ad avere un’apertura sugli avvenimenti della storia come espressioni della volontà di Dio, a mantenersi in un clima di libertà e di pace interiore di fronte ad ogni circostanza. Chi ha potuto riconoscersi negli insegnamenti di P. Longari, avrà imparato, in luce soprannaturale, ad accogliere come doni gli avvenimenti ed i cambiamenti di ogni sorta. E’ straordinario che Dio mandi dei precursori per preparare le sue vie!

Speriamo che P. Longari possa continuare dall’alto del cielo a venire in nostro aiuto, con la sua intercessione. Questa può essere un’attualità!

* * *

Presento i miei migliori auguri e incoraggiamenti al Padre Postulatore della Causa di Beatificazione del nostro Servo di Dio, P. Lodovico Longari, perché ne diffonda la conoscenza tra i fedeli.

Si tratta di un compito benefico perché ne viene anche una diffusione dell’ideale e dello spirito del nostro Fondatore, S. Pier Giuliano Eymard.

Poiché il Servo di Dio divenne Superiore Generale della Congregazione, auguro che tutte le nostre case possano collaborare facendolo conoscere ai fedeli delle diverse nazioni.

 

P. Norman Pelletier, sss

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Il P. Lodovico Longari e la sua Causa di Beatificazione


Simposio presbiterale del 26 novembre 2002,
di Caravaggio, diocesi di Crema (Cremona)


Da poco ho ricevuto l’incarico della Postulazione della Causa di P. Lodovico Longari e subito mi sono poste delle domande. Per me è una occasione buona per parlare di P. Longari e della sua Causa in corso.

  1. Chi è P. Longari? Come si caratterizza?

Non è una domanda retorica né scontata anche per quelli che conoscono un po’ il Servo di Dio, soprattutto in ragione del suo spirito e delle varie funzioni che ha esercitato. Egli fu un prete, religioso, fondatore di seminari, formatore, guida spirituale di numerosi preti, superiore locale, provinciale e ottavo superiore generale della Congregazione del SS. Sacramento.

Come definirlo? Un suo biografo lo dice “Padre e Maestro”, per mettere in rilievo il suo carattere ed il suo ministero. Per cogliere l’anima del Padre bisogna partire dall’Eucaristia, che è l’elemento più importante nella sua formazione, nella ricerca di una scelta di vita e della sua professione religiosa nella Congregazione del SS. Sacramento. Nell’Eucaristia P. Longari trova ispirazione e forza. Che sia novizio o soldato, tra i giovani in formazione o nelle responsabilità di governo di una comunità, di molte comunità o di tutta la Congregazione, egli vive sempre dell’Eucaristia, nella quale crede profondamente e che presenta agli altri con fervore. Riconduce tutto all’Eucaristia, nella quale trova l’unità di vita.

Un noto personaggio nel campo delle lettere, Don Giuseppe De Luca, nella testimonianza che ha deposto sul Padre, ha inventato per lui questa immagine: “Quando passa, si direbbe che porti il Sacramento”. Questo è il Padre: Uno che porta in sé e agli altri il SS. Sacramento. Speriamo che presto possa essere canonizzato, perché sia nella Chiesa un segno ed un richiamo per tutti, della centralità dell’Eucaristia nella vita di ciascuno, come è nella Chiesa, secondo il Concilio. Esattamente, tale quale fu S. Pier Giuliano, il Fondatore, al quale P. Longari si ispira, del quale è fedele riflesso.

  1. Quale è il percorso della Causa di Beatificazione?

Ricordo in termini semplici e in breve che nel percorso delle Cause dei Santi, ci sono due fasi principali che esigono tempi lunghi, se non si tratti di martiri o di veri miracoli già avvenuti e riconosciuti. La prima fase è quella del processo diocesano che incomincia con la autorizzazione del vescovo e si caratterizza mediante la raccolta delle testimonianze di persone che in qualche maniera hanno conosciuto il Servo di Dio. Questa prima fase ha richiesto un enorme lavoro perché il P. Longari era molto conosciuto come prete e come religioso SSS. Sono stati interrogati più di cento testimoni e quanto hanno deposto è stato raccolto in 18 volumi. Da queste depossizioni si è formato un Summarium di 875 pagine. Il P. Bernardo Mauri che si è consacrato a questo enorme lavoro, ha concluso la fase diocesana.

La seconda fase è quella del processo romano (per il rapporto con la Congregazione delle Cause dei Santi) dove viene preparata una istruttoria, cioè la Positio. Il nuovo Postulatore, P. Paolo Sirio sss, succeduto al P. Mauri, desiderava arrivare a questo traguardo, ma proprio perché si tratta di un lavoro di ricerca, che esige molto tempo, ha già raggiunto in paradiso il suo caro Servo di Dio.

La detta Positio contiene: a) il già citato Summarium delle testimonianze; b) una biografia critica, cioè redatta con sicuri criteri storiografici, accompagnata da una documentazione prescelta con cura; c) l’informatio, cioè la dimostrazione attraverso la vita, gli scritti e le testimonianze che le virtù teologali, cardinali e le virtù proprie dello suo stato, sono state praticate in modo eroico; inoltre la dimostrazione della fama sanctitatis avuta dal Servo di Dio durante la vita, in morte e dopo la morte fino al presente.

Quale la situazione attuale della Causa di P. Longari?

Le due prime parti della Positio sono già state realizzate. Il Summarium, edito l’08.12.2001 e la biografia già in tipografia. Invece la terza parte, cioè l’Informatio sulle virtù eroiche, è in elaborazione presso la Professoressa Giovanna De Ghantuz Cubbe, che già ha redatto la biografia critica sotto la direzione del Relatore P. Cristoforo Bove ofmconv.

Quando la Positio sarà completata, il Relatore la presenterà ai Consultori teologi che, con il Promotore della fede, esprimeranno un voto di merito, prima di sottometterla al giudizio della Congregazione dei Cardinali e dei Vescovi. Se il voto di questa Congregazione sarà positivo, il vescovo Segretario della Congregazione per le Cause dei Santi, preparerà un rapporto da presentare al Santo Padre. A lui solo compete pronunciare il decreto sul carattere eroico delle virtù, decreto che conferisce al Servo di Dio il titolo di Venerabile.

E Beato? Occorre un miracolo, che il Signore concede dietro l’intercessione del Servo di Dio.

Sappiamo che la Chiesa è molto prudente in materia e quindi anche nel caso di un miracolo dichiarato. Viene predisposta una specifica Informatio super miraculum. Cioè fa esaminare tutta la documentazione scientifica del miracolo ad un Consiglio di 5 medici al fine di evitare la possibilità di un inganno o di illusioni. Vengono poi esaminate le prove teologiche del fatto miracoloso per poter affermare che la scienza non lo può spiegare, che è opera di Dio, per l’intercessione del Servo di Dio. Sarà il Santo Padre stesso a darne conferma e a fissare la data della beatificazione.

  1. Una sfida, una gara

Quale è il ruolo  della diocesi di Crema (diocesi natale del Padre) nella Causa?

La diocesi di Crema ha dato i natali a P. Longari, lo ha fatto crescere nella vita cristiana e sacerdotale, lo ha preparato alla scelta religiosa della nostra Congregazione, inculcandogli una spiritualità eucaristica. E’ ancora merito della diocesi l’aver introdotto la Causa di P. Longari. Il 10 novembre 1983, con lettera firmata dal vescovo, Mons. Libero Tresoldi e da 82 preti diocesani, la diocesi di Crema inviava la domanda alla nostra Congregazione per introdurre la Causa di Beatificazione del P. Longari. La diocesi di Crema non poteva fare di meglio che dare questa spinta di avvio. Il Simposio che celebriamo, oggi 26.11.2002, qui a Caravaggio, ha un suo significato ben preciso: ci dice che Crema e i suoi fedeli credono alla santità di P. Longari e vogliono avere il loro santo.

La realizzazione del lavoro per la Positio non basterà per avere un santo. Tutt’al più, a Dio piacendo, ci darà un Venerabile. Per avere un santo (o un beato) bisogna che ci sia un segno dell’aldilà: cioè occorrono delle grazie, anzi un miracolo. Questo Simposio vuole ricordare ed incoraggiare

l’attenzione sul P. Longari e stimolare la fede che porta al miracolo. E’ importante che la tensione spirituale non si raffreddi.  Ma la diocesi di Crema con una sessantina (63) di parrocchie, non è sola nell’impegno di promuovere la Causa. In Italia ed in molti altri paesi nel mondo ci sono numerose comunità SSS, che hanno la gestione di chiese e di parrocchie. Invitiamo perciò ad avere fiducia nell’intercessione del Servo di Dio quando gli domandiamo quello di cui abbiamo bisogno e, perché no, anche un miracolo. E Dio vorrà concedercelo. E quando invocheremo “S. Lodovico, prega per noi”, ciascuno sentirà di avere il suo santo intercessore.

In conclusione, con l’intercessione di P. Longari, ciascuno di noi sia santo, innamorato dell’Eucaristia, zelante per il Sacramento. Ciascuno sia “uno che porta in sé e agli altri il Santo Sacramento”, sull’esempio di P. Longari. 

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Doveroso aggiornamento

Non si danno altre spiegazioni. Abbiamo in mano sotto i nostri occhi i due volumi, grossi come i libri della messa, volumi che insieme danno quasi 1800 pagine, con copertina cartonata in tela rossa. E’ finita la fase istruttoria, abbiamo la conclusione, la Positio, con tutte le parti dette sopra, al completo. Già da anni, nel 2005, è stata presentata alla Congregazione dei Santi, ma è rimasta in attesa di essere valutata e, si spera, approvata. Ma tanti anni di attesa non sono segni negativi sul merito della Positio? Assolutamente no. La lista dei candidati alla beatificazione che ci precedevano, richiedeva il suo tempo, richiedeva anni prima di essere smaltita. In questi anni il nostro posto nella lista di attesa è stato sempre tenuto d’occhio. Possiamo sperare che corso del prossimo anno la nostra Positio entrerà nella considerazione che attendiamo. Ma poi? Fino a tanto che non intervenga “il dito di Dio”, cioè un miracolo accertato e riconosciuto si rimane fermi.

Qui, entriamo nel mondo della preghiera e della fede. Entriamo nel mondo in cui i fedeli tutti possono giocare un ruolo di  primaria importanza. Soprattutto quando il cuore viene lacerato in situazioni o problemi gravi e umanamente insolubili, la fede e la preghiera possono aprire spiragli. Solo a partire dalla fede e dal cuore. Fin dalla introduzione della Causa era questo l’elemento più prezioso per la Causa. Rimane ancora; rimane ancora che noi religiosi sss facciamo conoscere il Servo di Dio e che il popolo dei fedeli assuma il protagonismo meraviglioso in un favore possibile solo a Dio.

25 marzo 20


P. Carlo Vassalli
Postulatore

N.B. Chi desiderasse informazioni o immagini del Servo di Dio, o avesse da comunicare grazie ricevute per sua intercessione, si rivolga direttamente a:

 

P. Carlo Vassalli, sss
Postulatore
via Giovanni Battista de Rossi 44
00161 Roma

 

Ultima modifica il Martedì, 17 Aprile 2018 10:30